21/04/10

Storia di Bergamo - Parte I - Dalle origini al dominio visconteo


 Panoramica di Bergamo
Scarse sono le fonti storiche attestanti i più antichi insediamenti: Catone nelle “Origines” cita la presenza degli “Orobi” a cui sarebbe seguita, secondo la testimonianza di Giustino, una fondazione gallica della città. 
Anche secondo Plinio, il primo insediamento umano nella zona fu costituito dagli Orobi, del gruppo dei Galli Cenomani (popolazione celtica che occupava l'Italia settentrionale, fra le Alpi e il Po, con capitale Brescia), che si sarebbero insediati in queste terre scacciando gli Etruschi; studi recenti dicono invece che i primi insediamenti risalgono a popolazioni liguri dell'Insubria.

Anche sulle origini del toponimo Bergamo esistono diverse ipotesi interpretative; la più comune è quella che si rifà a una tradizione inaugurata da Antonio Tiraboschi, secondo cui la sua etimologia deriverebbe dal germanico"berg" (monte) ed "heim" (casa), ovvero casa sul monte, in ossequio alla presunta origine cenomane dell'insediamento.
Tuttavia, tale ipotesi viene oggi abbandonata, preferendo pensare a una derivazione del nome dall'area linguistica mediterranea orientale : toponimi quali Praga, Parga, Barga, Pergamo, Bergamo deriverebbero tutti dall'accadico parakkum, posto alto nel tempio, cella, santuario.
Ma v'è anche chi ritiene (Prof. Massimo Pittau) che la denominazione della città di Bergamo possa essere attribuita agli Etruschi della valle Padana; denominazione – viene precisato e sottolineato – “non fondazione. Il fatto che la denominazione degli Etruschi si sia imposta ed affermata è circostanza del tutto congruente col ruolo di grandi acculturatori che gli Etruschi hanno esercitato in tutta Italia, anche nella Padania” (p. 45).

Più circostanziate appaiono le testimonianze della successiva età del Ferro relative a due siti: la necropoli di Scarlasso presso via Moroni in Città bassa e ai piedi dell'attuale colle della Rocca in Città alta dove, tra il Neolitico e la tarda età del Bronzo, doveva già essere attivo un insediamento.
In entrambi i siti sono stati infatti rinvenuti i resti di un abitato protostorico del V secolo a.C. riconducibile alla cultura di Golasecca, considerato il punto finale dello sviluppo dei nuclei insediativi precedenti (per le abitazioni vennero usate in parte pietre locali, direttamente cavate sul posto, legate con argilla, le pareti erano intonacate, i pavimenti, dove vennero trovati i fori per i pali in legno erano in lastricato o in concotto).

Il diffondersi della così detta "cultura di Golasecca" , che caratterizza la fine degli insediamenti fondati tra l'età del Rame e l'antica età del Bronzo, condensa la capacità "imprenditoriale" dei nostri predecessori, i quali fondano una città nuova sui colli (VI secolo a.C. , epoca nella quale nascono anche Milano, Como e Brescia), che assume sin dall'inizio proporzioni che rimarranno praticamente inalterate in età romana, medioevale e post medioevale: dagli scavi condotti in Città alta risulta infatti una densità abitativa piuttosto fitta ed una estensione dell’abitato dell’età del Ferro coincidente con il centro storico romano, medievale e post-medievale. 

Ricostruzione della morfologia delle colline bergamasche, da Elia Fornoni, 1889
Ipotesi ricostruttiva dell'assetto urbanistico di Bergomum, in relazione alla paleomorfologia
I Romani conquistarono il territorio bergamasco nel II secolo a.C. (197 a.C.) facendone un distretto posto ai confini del proprio impero e ne sancirono l'importanza sia strategica che commerciale, fortificando Bergamo con mura e costruendo ad Almenno, sul fiume Brembo, il così detto "ponte della Regina".
Nelle campagne venne posta in atto la così detta "centuriazione" ossia la trasformazione di vasti territori in poderi di eguale estensione, disposti a scacchiera.

Bergamo nel II sec. a.C., era già inserita nella rete di relazioni degli insediamenti dell'Italia settentrionale; comunicazioni esistevano già fra il territorio bergamasco e il polo commerciale insubre del Comasco e del Milanese e con quello cenomane di Brescia, ed essendo sulla linea di transito degli scambi con queste città, vennero qui a crearsi i presupposti per insediamenti sempre più numerosi.

Con l'avvento dei Romani, Bergamo rafforzò il proprio ruolo militare di oppidum, che sancì per l'abitato il ruolo di centro principale di un ampio territorio, ricevendo nell'89 a.C. il titolo di Colonia latina.
Nel 49 a.C., anno della lex de civitate Transpadanorum, insieme a tutti gli abitanti dei territori transpadani Bergomum riceve, in seguito a un editto di Giulio Cesare, il titolo di Municipium civium romanorum (cittadinanza romana) e i suoi abitanti vengono assegnati alla tribù Voturia.

Testimoniata dalle epigrafi militari rinvenute in Pannonia, la popolazione bergamasca fu prevalentemente utilizzata per l’esercito
La città di età Imperiale si presenta invece come città d’altura sorta sul complesso collinare caratterizzato dalle condizioni morfologiche del sito e dalla ristrettezza degli spazi.
 

Essa perde parte della sua originaria specificità strategico-militare ma potenzia l’immagine di centro strategico-amministrativo per un vasto territorio nel quale coesistono forme complementari di economia.
 

Il nuovo ordine urbano si configura attraverso il tracciamento del decumanus maximus (via Gombito – Colleoni) e del cardo maximus (via S. Lorenzo – M. Lupo), lungo i quali e nelle cui immediate vicinanze, erano ubicati i principali edifici pubblici e religiosi: sul colle S. Giovanni, nella zona dell'attuale Seminario, l’anfiteatro e il teatro, in piazza Duomo il foro, in via Arena presso S. Grata un edificio votivo, in piazza Mercato del Fieno le terme e sulla Rocca il Capitolium.
Inoltre, lungo le direttrici principali d’accesso alla città sono state rinvenute le necropoli, che in alcuni casi hanno avuto una continuità d’uso anche in epoca classica e postclassica.

Della città romana è rimasto in alzato quasi nulla ed è per questo difficile ricostruirne nei dettagli l’estensione e la forma, ma risulta evidente quanto di certo essa abbia lasciato una forte eredità in termini urbanistici, che ha influenzato in modo notevole anche le fasi successive di sviluppo.

     La Torre del Gombito
Insieme alla viabilità e agli edifici pubblici, l'impianto urbano, nonostante le difficoltà derivanti dalla morfologia del luogo, era caratterizzato anche da una cinta fortificata:
"È con l’arrivo dei Romani che Bergamo assunse un impianto che si può oggi tentare di ricostruire con qualche approssimazione. Con l’erezione in età augustea del municipium si ha un termine di riferimento per la datazione delle opere difensive della città. La nuova cinta si rese necessaria a fronte di turbolenze politiche interne e di rischi d’invasione che si andavano delineando. Sebbene l'esistenza delle mura romane sia testimoniata dagli storici antichi, l’esiguità dei resti ha impedito agli studiosi moderni di giungere ad una concorde ipotesi ricostruttiva. (1)
Il tracciato poteva includere il colle della Rocca per proseguire verso sud fino all'attuale piazza Mercato delle Scarpe, dove si può ipotizzare la porta orientale. Il ritrovamento più a valle di due tombe potrebbe confermare questo limite della città; nello stesso luogo fu ritrovata una lapide che ricorda l’edificazione di due porte, forse in relazione ad un’espansione a sud-est del colle.
Sempre lungo il lato sud, più ad ovest, si trovano i resti di un cammino di ronda su archi, forse i tratti meglio conservati di queste prime fortificazioni, mentre il tracciato sul lato occidentale non è facilmente individuabile. Si presume che il perimetro svoltasse nell’area del Seminario per proseguire in linea fino a piazza Mascheroni, con un altro angolo nei pressi della Porta di Pantano inferiore. La porta occidentale doveva coincidere con l'attuale accesso alla Cittadella. Il lato nord è testimoniato dalle arcate esistenti presso la fontana del Vagine, già documentata nell'Alto Medioevo. Vi si apriva una porta in allineamento con il cardo maggiore".
(Da Walled towns)

Un tratto delle antiche mura ancora visibili in via Vàgine: romane o medioevali?

 Studio delle antiche mura lungo via degli Anditi, effettuato da Elia Fornoni nel 1891

Riguardo però a quest'ultimo punto, alcuni studiosi ritengono che le tracce ancora oggi visibili in via via Vàgine (presso il convento di S. Agata), sotto il convento di S. Grata (sul lato sud di via Arena) e a sinistra del viale delle Mura ad ovest del tracciato della funicolare (via degli Anditi), sembrano piuttosto appartenere all'epoca medioevale, anche se in alcuni settori (via degli Anditi e S. Grata), "si ipotizza che le mura romane seguissero un percorso sostanzialmente analogo a quello della cinta medioevale, almeno nel settore sud, dove più ripido è il dislivello" (Da "Architettura e pianificazione urbana nell'Italia antica", di Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli).

(1) Fra i molteplici studi e relative ipotesi, riguardo alle fortificazioni sul colle in età romana, si veda :
- Di Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, Architettura e pianificazione urbana nell'Italia antica.
Nonchè:
- Studio dei parametri murari e analisi delle costruzioni, da Walled Towns:
"Le mura romane: sono individuabili nei tratti di via Vagine, sotto il convento del Carmine, e di via degli Anditi (cinque arcate a ovest dell’attuale funicolare); presentano caratteri analoghi, pur avendo subito trasformazioni. Sono composte da spine di muro di varia sporgenza e altezza coperte con volta a botte; alcune arcate nel fondo si concludono a semicerchio con copertura a quarto di sfera.
L’esame di alcune delle strutture fa dubitare dell'efficacia difensiva; è però ipotizzabile una cerchia che, prescindendo da improbabili significati emblematici, non rispondesse a rigide regole difensive: la struttura adottata, anche se militarmente debole, era idonea per rettificare un perimetro in presenza di avvallamenti e staticamente corretta per resistere alle spinte del retrostante riempimento".

 I contorni delle mura di Bergamo, compresi quelli ipotizzabili delle mura romane

Ipotesi ricostruttiva della città romana secondo Sandro Angelini, 1974

Posizione dei tratti stradali romani rinvenuti in Bergamo Alta

L'urbanizzazione romana non si esauriva, però, nella città murata collinare, se testimonianze letterarie e toponomastiche tramandano la notizia di "suburbia" attestati lungo strade di accesso il cui tracciato si è peraltro sostanzialmente conservato fino a oggi. 
E a conferma di tale contiguità di insediamenti urbani, l'organizzazione gerarchica dell'area urbana, vede, dal I secolo a. C., la suddivisione tra la "civitas" murata sul colle e i "suburbia" nella piana, intesa come distinzione tra due entità amministrative e produttive diversificate, che sancisce per l'abitato il ruolo di centro principale di un ampio territorio.

Tale suddivisione, nonostante le devastazioni causate da Visigoti e Unni nel V sec., si manterrà sostanzialmente immutata fino alla conquista longobarda (569).

Ipotesi ricostruttiva dell'assetto urbanistico di Bergomum

In epoca imperiale l'abitato andò perdendo parte del suo ruolo strategico, ma potenziò quello politico-amministrativo, che giunse al culmine tra il I e il II secolo d.C.
La riforma militare e amministrativa del IV secolo, che attribuì Bergamo alla Regio Veneta, pose le condizioni per la continuità di una vita urbana nei secoli successivi.

Il disfacimento dell'impero romano avviò il triste periodo delle invasioni  barbariche, dapprima Visigoti ed Unni, poi Alemanni ed Ostrogoti (anno 488) e successivamente i Longobardi di Alboino, che nel 568-69 calarono sul nostro territorio, come su altre città dell'Italia settentrionale, dove s'insediarono in modo ben più capillare. Bergamo divenne così sede di uno dei più importanti ducati del Regno nel nord d'Italia.

L’ Altomedioevo è convenzionalmente riferito al periodo compreso fra la conquista dei Longobardi nel 568, momento di stabilità per l’Italia settentrionale dopo le invasioni barbariche, e la fine del governo dei Vescovi nel 1098, anno di nascita del libero comune.

Con la conquista dei Longobardi, il vecchio ceto romano venne emarginato; benché la popolazione dei nuovi insediati fosse minoritaria, la classe dirigente, sia civile che ecclesiastica, per due secoli fu tutta di provenienza longobarda. Tra le due popolazioni avvenne tuttavia una storica e vantaggiosa integrazione nei costumi, nelle credenze religiose, nel gusto, nella lingua, nelle istituzioni giuridiche, di cui si possono rintracciare testimonianze ancora nel pieno periodo medievale. Certi istituti giuridici longobardi connessi alla gestione del patrimonio familiare, alla condizione giuridica della donna, al matrimonio si riscontrano ancora negli Statuti di Bergamo promulgati in età veneta.
 I Longobardi, riorganizzando il territorio cittadino nel sistema curtense, introdussero un elemento nuovo e di futura lunghissima durata nella dinamica trasformativa della città.
Essi divisero il territorio cittadino in due Corti Regie, l'una nella "civitas", la Città sul colle, l'altra nella "curtis Murgula", l'attuale Città bassa, in questo modo, ponendo le basi per quella dialettica articolazione fra Città alta e Città bassa che non ha mai cessato di manifestarsi.
Il ducato longobardo di Bergamo era difeso oltre che dalle mura - la cui cerchia sembrerebbe ricalcare, nel complesso, il tracciato di quelle romane - anche da una fortificazione posta sul colle S. Eufemia, dove successivamente venne edificata la Rocca. 

"Dopo la caduta di Roma le fortificazioni urbane dovevano aver subito rifacimenti, pur restando sufficientemente integre da far definire Bergamo operibus munitae da cronisti della guerra gotica. In epoca longobarda è noto l'episodio legato al duca Rotari che, in contrasto con il re, nel 700 si rifugiò entro le difese cittadine, che non ressero all’assedio posto da quest'ultimo.
Da documenti di epoca carolingia si trae qualche informazione più precisa: nel 755 la chiesa di S. Lorenzo si trova, a nord, "foris muros castri nostri Bergomatis". La basilica di S. Alessandro, eretta nel IV secolo sul sepolcro di un martire fuori la porta occidentale della cerchia romana, è indicata per la prima volta nel 774 "intra hac civitate"."(Da Walled towns)


Si deve infatti al periodo longobardo la costruzione della Basilica paleocristiana di S.Alessandro, eretta sul sepolcro del martire patrono di Bergamo, considerata dalla tradizione la chiesa più antica della città e demolita nel 1561, e la Cattedrale di S.Vincenzo, entrambe erette all'interno della cerchia delle mura altomedievali.

Anche se sotto la regina Teodolinda si vissero momenti relativamente tranquilli, il territorio attraversò periodi di desolazione, ai quali specialmente per quanto riguarda i territori alpini, pose rimedio - gettando le basi per un nuovo sviluppo economico - la presenza benedettina : fenomeno probabilmente poco conosciuto e di conseguenza poco studiato, evento al quale sono legate molte delle nostre tradizioni agricole.

Durante il periodo longobardo Bergamo  fu caratterizzata da violente tensioni autonomistiche, culminate nella rivolta del duca Gaidolfo contro re Agilulfo, che si concluse con la morte del ribelle (590).
In seguito il re schiacciò Cremona con l’appoggio dei Bergamaschi, cedendo alla loro giurisdizione parte delle terre cremonesi, premessa questa alla successiva autonomia di fatto di Bergamo rispetto al controllo regio (VI secolo).
Nel 700 il duca di Bergamo Rotari fu coinvolto nelle dispute dinastiche del regno, ma dovette ritirarsi in città, autoproclamandosi re. Il conseguente assedio e la definitiva sconfitta decretarono la catastrofe per l’intero ducato, che da allora sarebbe stato retto da semplici gastaldi reali.

Con l'assassinio del Duca Rotari (701) la città passò nelle mani dei Gastaldi Regi.
Con la sconfitta dei Longobardi nel 774, il passaggio all'età franca confermò la rilevanza di Bergamo, situata sulla strada che congiungeva Brescia a Como e di lì al centro Europa.
Nel giugno 774 Carlo Magno conquistò Pavia, Bergamo si trasformò in Contea franca  e il gastaldo fu così sostituito da un conte.
La città conobbe dunque un'altra forte immigrazione, questa volta di Franchi e Alemanni, e un profondo nuovo ricambio della classe dirigente.Vescovi e Conti provenivano in prevalenza da famiglie franche.
Il ruolo politico della città si ridimensionò ulteriormente dopo la crisi del regno, seguita alla morte di Ludovico II (875), dalla quale uscì vincitore Guido di Spoleto. Nell'894 Arnolfo scese dalla Germania per abbattere Guido e assediò Bergamo, posizione chiave dei suoi avversari, che capitolò in due giorni. Con la presa di Bergamo Arnolfo fu riconosciuto in tutta l’Italia, ma poco dopo (896) si ritirò di nuovo in Germania.
Nel 951 Ottone il Grande occupò Pavia, e a Bergamo si affermò una nuova famiglia comitale.

La crisi del dominio imperiale divenne definitiva, nel X secolo, con le invasioni degli Ungari, che il re e i conti non furono in grado di fronteggiare validamente. 
Ridotto il potere dei conti al territorio rurale nuove forze locali, il vescovo e i proprietari fondiari, si adoperarono con successo per fortificare la città (difesa durante gli assedi patiti da re Arnolfo nel 894 - data in cui egli attacca la fortezza di San Vigilio - e dalle incursioni degli Ungari) e le corti, acquisendone di fatto i diritti pubblici : nel 904 il vescovo Adalberto (ricordiamo la Torre omonima in Colle Aperto) riceve dal re Berengario la piena giurisdizione, civile e militare, sulla città, ponendo fine al governo dei conti e dando così inizio al governo vescovile.


La topografia di Bergamo nei secoli IX e X (da Mazzi, 1870)

Mentre Berengario aveva rinnovato le opere difensive di Bergamo e realizzato nuovi canali per l'irrigazione delle campagne, ad Adalberto sono da attribuire non solo il rafforzamento delle difese sul lato occidentale delle mura (il più vulnerabile), ma anche alcuni ampliamenti dell’antica cerchia romana. In particolare, all'inizio del X secolo la cinta venne ampliata a sud e a nord, lungo il tratto tra gli archi del Vagine e la porta settentrionale. Con questi lavori il circuito si ingrandì fino a comprendere la chiesa di S. Matteo, che un documento del 1110 ricorda intra civitatem. La porta settentrionale, detta di S. Lorenzo, è indicata per la prima volta nel 1030 e coincideva certamente con una delle porte romane.

Dopo l’incursione degli Ungari  ed il conferimento nel 904 al vescovo Adalberto della giurisdizione sulla città da parte del re Berengario, iniziò il processo di separazione della città dal contado.
Col passaggio della città sotto il dominio del vescovo infatti, si rafforzò ulteriormente quell'organizzazione curtense del territorio cittadino (risalente al periodo longobardo), che già si era prolungata sotto la dominazione franca. 
E' di questo periodo, la prima notizia dell'annuale Fiera nel Prato di S. Alessandro, che segnerà in modo decisivo la vocazione mercantile della Città bassa

La chiesa di Bergamo godeva di privilegi di immunità concessi dall'imperatore Carlo III sin dall'882, privilegi confermati e ampliati in seguito da Enrico II e Corrado II.
Nel corso dei secoli X e soprattutto XI l'istituzione vescovile riuscì ad erodere il potere della famiglia comitale dei Gisalbertini assicurandosi di fatto il controllo sulla città. Il culmine del potere vescovile fu toccato sotto il vescovo Arnolfo (1077-1098) il quale, però, venne coinvolto, e travolto, dalla lotta per le investiture. Scomunicato in quanto simoniaco e fedele dell'imperatore, Arnolfo venne infine deposto da un sinodo milanese. Meno di dieci anni più tardi si ha notizia di consoli e di una vita amministrativa già avviata.
Il passaggio, quindi, alla fase comunale non fu brusco, segno della provata partecipazione dei membri delle maggiori famiglie cittadine al governo della città già durante il dominio vescovile. 


Alla base della primaria struttura amministrativa e politica del comune di Bergamo erano le vicinie, ovvero suddivisioni delle aree della città sorte dapprima con carattere principalmente ecclesiastico e legate al culto (come unioni di cittadini legati da vincoli di vicinato e di parrocchia, forse già in formazione ai tempi del vescovo Adalberto), poi aventi sempre più spiccate caratteristiche amministrative


Nel 1251 le vicinie erano diciassette. Salirono a ventidue nel 1263, passarono a venti nel 1453, a diciannove nel 1491, di nuovo venti nel 1563 e 1596. Le vicinie avevano proprie assemblee che eleggevano tre consoli (uno dei quali anche canepario) e un notaio. In alcune di esse vi era anche un consiglio ristretto (credenza) formato in genere da dodici membri.
Fra la deposizione di Arnolfo (1098) e le prime notizie dell'esistenza di consoli (1108-1110), si afferma un comune amministrato attraverso "commissioni" nominate dall'arengo generale. Un atto del 1110 evidenzia ben quattordici consoli. Tre consoli sono citati per il 1109, forse anche nel 1108. Di sicuro l'atto di donazione di terre al monastero di Astino (1117) vede la presenza di undici consoli. È possibile, quindi, fissare ragionevolmente al 1108-1110 la data di avvio dell'esperienza comunale di Bergamo (2).
Le legislazioni delle vicinie formarono la base delle leggi comunali

L'improvviso vuoto di potere venutosi a creare dunque, fu colmato dai rappresentanti delle famiglie aristocratiche più prestigiose della città, che subentrano al vescovo nella gestione del potere civile e militare con un organismo collegiale.
Nacque  il Comune di Bergamo ("libero Comune"= autonomia di fatto rispetto al controllo regio) e trascorse un periodo di "pax aurea" (pochi decenni dopo, il poeta Mosè del Brolo celebra la nuova istituzione esaltando la pax aurea che tiene uniti i cittadini).
La pace si fondava su un patto (foedus), stabilito tra i cittadini, che si reggeva sulle leggi, i diritti civici (civica iura), sull'onore, sulla "pietas", sulla concordia pura.
Prese forma l'articolazione istituzionale del potere comunale: l'Assemblea dei "cives", il Consiglio degli Anziani, il Consolato.
 
(2) Periodo che culminerà nel 1230 con l'istituzione della "società del popolo" e l'elezione per sorteggio dei consoli e proseguirà nel 1264 con l'elezione del primo podestà, Filippo della Torre, quando saremo ormai vicini alle terribili faide scatenatesi fra guelfi e ghibellini.

"Nulla é dato di sapere sull'elezione dei consoli (probabilmente eletti dall'arengo dei capifamiglia delle più importanti casate, assemblea che escludeva il popolo). Il numero dei consoli mutò molto, nel corso del XII secolo, passando da un minimo di otto (1151) a un massimo di venti (1162). La carica iniziava, pare, a luglio, e durava sembra un anno (con una contumacia di pari durata). I consoli avevano, in quel periodo, sia poteri amministrativi sia giudiziari e militari. Nel 1162 si ha la prima notizia di un podestà cittadino (nominato dall'imperatore) mentre fino al 1264 si alternarono alla guida della città podestà di nomina comunale e consoli cittadini. Nel corso del XII secolo e sempre più di quello successivo, Bergamo si impose gradatamente ai comuni del suo "contado" al punto da imporre a metà Duecento, ad alcuni di essi di "spianare le fosse della nostra Cortenova". Nel 1265 Filippo della Torre, allora signore del popolo di Milano, divenne podestà di Bergamo che, da quel momento, entrò nell'orbita milanese. I della Torre restarono in Bergamo sino al 1277, quando i Visconti presero il sopravvento in Milano. Si aprì un nuovo periodo di "indipendenza" che durò fino al 1301".
(da SIUSA - Comune di Bergamo)

Mentre dal punto di vista architettonico il nuovo Palazzo del Comune (poi Palazzo della Ragione) e la Basilica di Santa Maria Maggiore vengono a simboleggiare, nel cuore della città, il prestigio della recente istituzione, sul piano giuridico è la redazione dello Statuto, proclamato come legge del Comune, che sancisce, dopo la vittoriosa battaglia di Legnano combattuta nel 1176 dai Comuni lombardi contro l'imperatore Federico Barbarossa, l'autonomia politico-giuridica della Città di Bergamo. L'esemplare di quell'antico e venerando Statuto, scritto su pergamena e in bellissimi caratteri gotici, custodito gelosamente per secoli da generazioni di bergamaschi, è ancora oggi conservato nella Biblioteca Civica Angelo Mai.


Se fra il X e l'XI secolo, Bergamo vide da una parte crescere il ruolo centrale della città alta (sede del Vescovo e quindi del potere civile e religioso), e dall'altra, "consolidarsi i vici extraurbani formatisi per digitazione intorno alle strade uscenti dalla civitas", con la conquista dell'autonomia comunale "l'unità nella diversità" si rafforzò ulteriormente, allorchè il Comune di Bergamo, allargò lo stato giuridico di città al suburbio mediante l’ estensione dello "jus burgense" e la trasformazione dei “vici” in "burgi" (borghi). 

Con l'avvento del Comune infatti, si assistette a una straordinaria espansione dell'economia mercantile della città e a una notevole crescita demografica, che permisero alla nuova amministrazione non solo di razionalizzare l'eredità urbana raccolta dai secoli precedenti, ma anche di dare avvio ad una serie di interventi sul tessuto urbano, i quali furono continui, e tali, da conferire a Bergamo la struttura morfologica che la configurerà per secoli e che ancora oggi la rende in larga misura riconoscibile come città medievale.

Risultano di capitale importanza: 
- quelli indirizzati all'individuazione dei perimetri urbani, con l'estensione della cinta murata (che ricalcò il tracciato romano preesistente) a inglobare i nuovi nuclei esterni alla città alta, ovvero i primi borghi che si erano sviluppati in corrispondenza delle porte urbane.
- l'esecuzione di grandi opere idrauliche che, derivando un canale dal fiume Serio, circondarono l'area cittadina della piana con il "fossatum communis Pergami" (segno di forza commerciale), che delimitò il confine dei borghi e avvantaggiò e accrebbe le attività artigianali e commerciali.
- la meditata scelta di spostare, nella città alta, la piazza del mercato accanto al Duomo di S.Vincenzo e, contestualmente, di iniziare nella stessa area la costruzione del palazzo del Comune e della grande chiesa cittadina di S. Maria Maggiore, facendo di Piazza del Duomo il centro fisico e religioso della città
- la costruzione delle torri nobiliari, segno di potenza e distinzione (che tuttavia verso la fine del XII secolo, con l’avvento del regime podasterile, divennero strumenti di difesa e offesa nelle lotte secolari fra i vari nuclei di potere divisi nelle due fazioni guelfa dei Rivola e ghibellina dei Suardi).
- il consolidamento della nuova partizione della città in vicinie, mediante la realizzazione di fondamentali servizi quali chiese e fontane, ma anche la manutenzione delle mura.
 
Resti di mura medioevali nei pressi di via Boccola

Alla metà del XIII secolo a garanzia dello spazio agricolo della città fu realizzato un sistema fortificato integrato costituito da canali d’acqua, stongarde, torri e castelli, di cui rimangono tracce nei quartieri di Loreto e Longuelo.

La Porta medioevale di Sub Foppis, in Fara

Come altri borghi, il borgo Canale (documentato fin dall'842), nel 1256 era difeso alla sua estremità da una stongarda (una porta fortificata in genere isolata); alla metà del XIII secolo era dotato di varie porte per l’accesso al borgo, collegate da un muro. 


La Stongarda di Longuelo

Alle porte della città si insediarono i nuovi ordini di mendicanti, dei Domenicani e Francescani, sorsero nuove chiese, si aprirono piazze, la comunità si organizzò in arti e corporazioni di mestiere, si fondarono confraternite e consorzi per l'assistenza ai poveri, tra i quali si distingueva per importanza e ricchezza la Misericordia Maggiore. (3)

(3) La realizzazione di residenze gentilizie e la costruzione di monasteri furono resi possibili proprio da tali grandi opere. Le prime, di carattere fortificato e quasi sempre munite di torri, tendevano a occupare posizioni strategiche e di prestigio nella città alta e i tratti collinari dei borghi discendenti verso la piana; i secondi, oltre alle presenze nella città alta, si disposero a colonizzare l'area pianeggiante posta a nord del prato della fiera e delimitata ai lati dalle spine discendenti dei borghi occidentali e orientali. Si consolidava così l'attitudine alla differenziazione funzionale dell'area urbana che vedeva concentrarsi nella città alta il ruolo di centro politico e religioso e nella città bassa le attività economiche e produttive. Certamente il rilevante peso assunto, nel XIV secolo, dagli interventi gentilizi e monastici è in buona misura da attribuire alla perdita dell'autonomia comunale e al cadere della città, dopo un breve periodo di autoconsegna a Giovanni di Boemia, sotto il controllo signorile dei Visconti (1332)".
(da "Lombardia", Touring Editore).

Tra la porta settentrionale e quella orientale il tracciato delle mura venne conservato per alcuni secoli : solo alla fine del XIII secolo si estese a nord ad abbracciare il convento di S. Francesco, e solo con la costruzione della Rocca (1331) arriverà a comprenderne il colle.


 La Bergamo medievale in un dipinto di Alvise Cima (1634), conservato presso la Biblioteca A. Mai
     Il Palazzo della Ragione
Piazza Vecchia
    Lato di S Maria Maggiore e del Fontanone visconteo
                                                                                                                                 
Il periodo dell'autonomia comunale continuò sino alla fine del Duecento, epoca caratterizzata dalla cruenta lotta fra le famiglie di parte guelfa (Bonghi e Rivola) e ghibellina (Suardi e Colleoni).
Nel maggio 1301 Matteo Visconti fu acclamato capitano del popolo (per un solo anno) dopo esplicita richiesta dei Suardi e dei Colleoni.
I contrasti fra guelfi e ghibellini furono sanati con una pace nel febbraio 1307. La discesa di Enrico VII riportò in auge in città il partito ghibellino, il quale riprese il sopravvento nel novembre 1310. Il primo vicario regio in Bergamo, segno tangibile della fine dell'autogoverno comunale, infatti, fu un Visconti. La struttura organizzata dall'imperatore, però, andò in pezzi alla sua morte, due anni più tardi.

Il periodo che va dal 1313 al 1330 fu, poi, tutto un alternarsi di podestà di nomina comunale e di nomina "milanese", a seconda della situazione generale. Nel novembre 1330 i guelfi di Brescia si rivolsero a Giovanni re di Polonia e di Boemia, figlio di Enrico VII, contro i della Scala e i ghibellini. Il re entrò in Brescia il 31 dicembre 1330. Il 5 febbraio successivo ci fu la dedizione di Bergamo e l'entrata del re in città. Giovanni di Boemia rimase signore di Bergamo fino al settembre dell'anno successivo (1332), quando la città cadde definitivamente nell'orbita viscontea.
Per difendere, ma anche per controllare la città, si costruì, sull'altura di S. Eufemia, la Rocca (1331), simbolo del nuovo potere Signorile.

 

La Rocca

Nel 1335 Barnabò Visconti costruirà, lungo il lato ovest della cinta, e riutilizzando anche fortificazioni private preesistenti, l'imponente Firma Fides, meglio conosciuta come la Cittadella, sancendo così il potere dei Visconti sulla città.
Sotto i Visconti si completò altresì la fortificazione del Castello di S.Vigilio (1345), si restaurarono le mura della città (4)

La Cittadella viscontea

La Signoria dei Visconti, nella seconda metà del secolo fu caratterizzata da una continua guerriglia tra le milizie delle due fazioni (dei guelfi - Colleoni, Rivola e Bonghi - e dei ghibellini - Suardi, Mozzo, Terzi e Lanzi), intente a contendersi il dominio sulla città.

(4) "Nei circa cento anni di signoria che corrono prima dell'inglobamento di Bergamo nell'orbita veneziana non si registrano grandi interventi trasformativi del complessivo assetto urbano, quanto, piuttosto, un consolidarsi del rapporto dialettico fra città alta e città bassa : dove quest'ultima vedeva crescere popolazione e funzione produttiva (incrementata anche dall'attività dei conventi degli Umiliati), mentre nella prima si attuava una serie di opere tendenti a rafforzarne il ruolo di luogo del potere e, come tale, anche da controllare.  E così le massime eredità di quest'epoca sono, nella città alta, la Rocca costruita da Giovanni di Boemia a est dell'abitato e il grande complesso militare della Cittadella viscontea che chiudeva completamente la città a ovest".
(Da Lombardia - esclusa Milano - di Touring club italiano).

   La Torre della Campanèla, all'ingresso della Cittadella

Con il nuovo ordinamento statutario del 1353 (5), la guida della città viene affidata a un podestà di nomina signorile, che presiede gli antichi organismi comunali, il Consiglio degli Anziani e il Consiglio Generale.
Ora Bergamo è una pedina nel gioco diplomatico e militare dei grandi Stati regionali italiani, che per un secolo si fronteggiano per stabilire un equilibrio delle forze.
Questa instabilità consentì a Venezia (6), appoggiata dai Guelfi, di intervenire e di occupare Bergamo (dal 1428 al 1797) nonostante un tentativo dei Visconti per riassoggettarla (1437), respinto dalle truppe venete condotte dal capitano bergamasco Colleoni.

Dalla seconda metà del secolo la Serenissima di instaurò così una dominazione (1426 per le valli - 1428 per la città) caratterizzata da una relativa pace, che favorì una rilevante espansione economica, politica, sociale e artistica.
                                                           
(5) Sotto i Visconti la struttura del comune assunse caratteristiche ormai diverse dal passato: al vertice del comune era il podestà, il quale nominava i membri di due nuovi consigli cittadini (il consiglio maggiore, detto anche provisione grande, formato da centoquarantaquattro membri che, a gruppi di dodici, formavano il consiglio minore, detto anche provisione piccola, la successiva bina); tali consigli in un primo momento affiancarono, e in seguito sostituirono i preesistenti consigli generale e di credenza. Affiancavano il podestà altri magistrati di nomina signorile (un vicario pretorio, un assessore, un giudice al maleficio, un giudice alla ragione, un capitano, un referendario, un notaio del giudice al maleficio e tre militi). Lo statuto del 1331, in pratica, se conferma la ormai definitiva superiorità di Bergamo rispetto agli altri comuni del territorio, segna in modo inequivocabile (e definitivo) la sua soggezione ad un potere superiore ed esterno. Lo statuto del 1333 concedeva al comune il diritto di appellarsi ad un collegio di sapienti nel caso avesse ritenuto ingiusto qualche provvedimento podestarile, ma già dal successivo tale concessione non compare più. Lo statuto del 1353 tratteggia una struttura assembleare piuttosto complessa, con due consigli di nomina podestarile, espressione della sottomissione ai Visconti, e due consigli più propriamente "cittadini" ai quali era demandata l'elezione delle cariche comunali. Nel corso del Trecento, tuttavia, il peso dei consigli di nomina podestarile si estese a tutto svantaggio dei consigli "cittadini" che risultarono alla fine svuotati di ogni prerogativa

(da SIUSA - Comune di Bergamo)

(6) La dominazione dei Visconti durò sino al giugno 1408, quando entrò in città Pandolfo Malatesta, in precedenza condottiero al servizio dei signori di Milano, e da qualche tempo avventuriero in proprio nella Lombardia dilaniata dalla guerra interna ai Visconti. La ripresa viscontea con Filippo Maria riportò Bergamo in mano milanese (luglio-agosto 1419). Nel 1426 scoppiò il conflitto fra Venezia e Milano. La prima pace di Ferrara (dicembre 1426) fissò il passaggio di Bergamo (assieme a Brescia e Cremona) alla città lagunare. La guerra riprese nel marzo 1427. In quel mese la valle Calepio venne occupata dalle forze milanesi. In ottobre, con la vittoria veneziana di Maclodio, la guerra poteva dirsi ormai conclusa. Agli inizi di ottobre le valli Brembana Superiore, Seriana Inferiore e Superiore e alcuni comuni (Scanzo, Rosciate, Calepio) si diedero spontaneamente a Venezia, ottenendone in cambio generosi privilegi ed esenzioni fiscali. In dicembre le truppe veneziane occuparono anche la valle Gandino, Trescore e la val San Martino giungendo sino alle mura di Bergamo. Il 19 aprile 1428 si giunse ad una nuova, definitiva pace di Ferrara, che lasciò ai milanesi la Gera d'Adda, Caravaggio e Treviglio. I primi delegati veneziani in città furono i provveditori Paolo Correr, Andrea Giuliano e Giovanni Contarini, entrati in città l'8 maggio 1428.
(da SIUSA - Comune di Bergamo)

(Continua...)
 
I dipinti sono di Claudio Facheris


Alcuni Link
- SIUSA - Comune di Bergamo
- Le Monete Della Zecca Di Bergamo - La monetazione a nome di Federico II,
   a cura di Massimiliano Carrara.
- Comune di Bergamo - Via Carolingia.
- Guida D'Italia - "Lombardia" (esclusa Milano), Touring Club Italiano, Touring Editore.
- "Hinterland" numero 25, trimestrale di Architettura e Urbanistica, Marzo 1983, "Per una storia urbana di Bergamo", di Walter Barbero.
Si veda invece al seguente link per lo Studio delle superfici murarie delle tecniche costruttive e dei materiali usati in ogni fase costruttiva.

Per inquadrare gli eventi nella storia ed approfondire:

I Celti in Italia prima delle invasioni - Golasecca

La società urbana nell’Italia comunale (secoli XI-XIV)

DIZIONARIO TOPOGRAFICO DEI COMUNI COMPRESI ENTRO I CONFINI NATURALI D'ITALIA di Attilio Zuccagni-Orlandini - 1861

 Jörg Jarnut
LA CONQUISTA DI BERGAMO NELL’894
UNA BATTAGLIA DECISIVA FRA L’IMPERATORE GUIDO E RE ARNOLFO (pdf)

Un libro da consigliare

Approfondimenti  su questo blog
- Bergomum 
- L'armatura storico - culturale del territorio bergamasco dalla preistoria al Medioevo 
- La Centuriazione nel territorio bergamasco
...nonchè diversi link sottolineati nel testo.

2 commenti:

  1. complimenti bellissimo blog.
    da telebergamo.blogspot.com

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  2. complimenti per la ricostruzione e per le interessantissime mappe o dipinti che descrivono come era bergamo. Sarebbe fantastico poterle vedere in alta risoluzione!

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